Alla (ri)scoperta di Persona, spin-off di Shin Megami Tensei

Chapter 0: Shin Megami Tensei

1987, un anno decisamente importante nell’ambito dei JRPG. Molti accomunano questa data con la nascita di Final Fantasy, una delle saghe videoludiche più amate di tutti i tempi, ma forse alcuni di voi non sapranno che sempre lo stesso anno Shin Megami Tensei fece la sua comparsa, un brand praticamente sconosciuto in occidente ma estremamente famoso nel Sol Levante. Se proprio vogliamo essere precisi infatti, la “corona” di primissimo vero JRPG della storia dovrebbe andare proprio a questo franchise perché proprio nel 1987 il gioco, che inizialmente si chiamava Megaten, fu il primo in assoluto a sfruttare dei veri e proprio dungeon labirintici tridimensionali esplorabili però in prima persona. Come già capitato con la famosa azienda polacca CD Projekt RED anche Megaten nasce dall’intento di Atlus di creare un universo narrativo sfruttando l’idea di romanzi, in questo caso del famoso scrittore giapponese Aya Nishitani, la cui trama era incentrata sulla questione delle evocazioni di “Demoni” attraverso un particolare software realizzato da un liceale. A distanza di 5 anni, precisamente nel 1992 nasce ufficialmente Shin Megami Tensei , dove “shin” significa appunto “nuovo” nella lingua giapponese. L’universo narrativo riesce a colpire l’utente mostrando per la prima volta concetti religiosi e divini creando un miscuglio che lo ha reso a dir poco affascinante nel giro di poco tempo. Nota di merito va anche alle creature, diventate iconiche col passare del tempo come il buon vecchio Jack Frost o la temibile Alice, tutti con una backstory ben precisa che ha fatto innamorare tutti gli appassionati.

Oggi però non sono venuto a parlarvi della serie degli Shin Megami Tensei, ma della sua costola, sto parlando ovviamente di Persona, spin-off che col tempo ha fatto innamorare milioni e milioni di giocatori in tutto il mondo, riuscendo a prendersi una grossa fetta di appassionati anche al di fuori del territorio nipponico. Prima di cominciare a parlare dei capitoli della serie voglio subito togliermi il dente parlandovi dei Personae, Demoni nati dal subconscio umano. Probabilmente il quinto capitolo della serie riesce a spiegarlo in maniera molto chiara definendo questi esseri delle “maschere”, concetto estrapolato dalla psicologia junghiana studata da Carl Gustav Jung, famoso psichiatra, psicanalista, filosofo svizzero il quale ha dichiarato che tale terapia ha come obiettivo quello di illuminare le aree oscure della nostra psiche per favorire una sorta di autorealizzazione. Da citare ovviamente Luigi Pirandello che definisce la sua “maschera” simbolo alienante, indice della spersonalizzazione e della frantumazione del proprio “Io” raccontata nel suo romanzo “Uno, Nessuno e Centomila” nel quale spiega appunto come l’uomo si nasconda dietro ad una maschera (appunto), capace di comprendere la propria personalità dichiarando che gli uomini non dimostrano mai quello che sono nella propria vita quotidiana. Ed è proprio quest’ultimo concetto che vorrei sottolineare, il quale mette in comune, secondo me, tutti i capitoli del franchise in un unico grande puzzle.

Chapter 1: I dreamt I was a butterfly

La serie dei Persona nasce ufficialmente nel 1996 con Revelations: Persona rilasciato per la prima PlayStation e purtroppo mai arrivato nel vecchio continente. I protagonisti, come in tutti i capitoli del franchise, sono dei normalissimi studenti delle scuole superiori che vivono in una città fittizia chiamata Lunarvale. Una sera decidono di prendere parte ad un gioco chiamato Persona (gioco spiritico che spalleggia il più noto Bloody Mary). Tale gioco consiste appunto nel ripetere più e più volte il nome di un fantasma con i capelli lunghi neri cosicché si possa vedere il suo riflesso sullo specchio. Inizialmente scettici, i ragazzi prendono coraggio e provano il suddetto gioco, facendo ciò fanno la conoscenza di Philemon, una delle figure più importante dell’intero brand. Quest’uomo mascherato deciderà di donare ad ognuno di essi un “potere”: Gli studenti avranno la capacità di evocare un demone, una entità chiamata Persona. Lo scetticismo aumenta drasticamente, tanto che ognuno di loro pensano si sia trattato di un semplice sogno. Decidono quindi di andare a trovare un’amica per raccontarle l’assurda storia appena vissuta che purtroppo è attualmente ricoverata in ospedale della città, ma scoprono che la città stessa non è più la stessa, è più scura e invasa da demoni assetati di sangue.

Come avete potuto notare, la trama risulta essere a dir poco lineare e che spalleggia molto gli “horror teen movie” americani, ma la cosa interessante di questo capitolo che si è fatto pian piano conoscere non è la trama, ma tutta l’ambientazione ed i segreti al suo interno, scoprendo man mano che il vero nemico non sono i demoni ma gli adulti e la società, cosa che verrà col tempo presa in ogni capitolo della serie. Impersoneremo quindi un uno studente con un potere speciale, come capita nella maggior parte delle opere cartacee giapponesi, ma dovremo vedercela con adulti senza spina dorsale e soprattutto con una società al limite della corruzione, che non si distacca poi così tanto dalla vita reale nipponica.

Ovviamente tutte le meccaniche della serie dei Megami Tensei rimangono, come la famosa ed ormai iconica negoziazione con le creature che ci si pareranno davanti che aumenteranno inevitabilmente il livello di giocabilità e di “collezionismo” frenetico che tanto piace ai videogiocatori giapponesi (e non solo). Abbiamo parlato quindi di semplici ragazzi, talmente normali da poterli tranquillamente incontrare tutti i giorni passeggiando per la propria città, una cosa davvero insolita per un JRPG, il quale ci ha sempre abituati a personaggi a dir poco stravaganti e assolutamente di fantasia. Probabilmente è questa una delle tante peculiarità del brand che lo ha sempre distaccato in qualche modo ai più famosi Final Fantasy o Dragon Quest. Oltre a questo però possiamo ammirare anche un evolversi della trama davvero da invidiare, una storia che lascia brancolare nel buio il giocatore, assolutamente incomprensibile inizialmente specialmente se non si è “cresciuti”. Avremo inoltre a che fare con due finali ben distinti in base alle nostre scelte nel gioco, un macigno per i videogiocatori che dovranno sempre tenere gli occhi aperti per ogni minimo particolare. Ovviamente non si può non parlare del sonoro, composto in modo impeccabile da Shoji Meguro, divenuto estremamente famoso per le O.S.T. di Persona 3 e Persona 4 che sono letteralmente entrare nel cuore di migliaia e migliaia di giocatori in tutto il mondo. Ci troveremo quindi davanti delle soundtrack che si alternano al pop anni ’90 per passare poi dal Jazz e finire con il Rock, una festa per le nostre orecchie. Il gameplay non è assolutamente da sottovalutare, infatti dovremo dare ordini a cinque personaggi da distribuire lungo una griglia di battaglia, un po’ come succede in Final Fantasy Tactics. Revelations: Persona strizza l’occhio anche a suo papà Megaten, visto che durante le esplorazioni dei dungeon la telecamera sarà in prima persona, creando un vero e proprio mix che nel 1996 era pura follia. Ci vollero ben 13 anni per vedere il primo capitolo di Persona anche al di fuori del Giappone, infatti venne rilasciata una versione per PSP nel 2009 con diverse migliorie sia tecniche che grafiche.

Chapter 2: Rumors Become Reality

Dopo il successo stratosferico del primo capitolo, Atlus decise di continuare a portare avanti questo progetto proponendo non un seguito ma due ben distinti. Persona 2 Innocent Sin e Persona 2 Eternal Punishment nel 1999 e 2000 rilasciati sempre sulla prima PlayStation. Il seguito dello spin off di Shin Megami Tensei risultò a tutti gli effetti un vero e proprio gioiello, dovuto anche alla grande voglia da parte degli sviluppatori di creare una piccola opera la quale li fece lavorare la bellezza di quattro anni. Il sequel ha ripreso le stesse meccaniche del suo predecessore inserendone per alcune totalmente inedite come la possibilità di avere una e propria mappa 3D ed il suo poter esplorare liberamente la città del gioco.

In Innocent Sin impersoneremo Tatsuya Suo, mentre in Eternal Punishment Maya Amano; tutti e due dovranno vedersela con il misterioso Joker, il quale si dice riesca a far avverare determinate indiscrezioni (rumors) e voci di corridoio. La trama ovviamente con il passare del tempo diventa sempre più matura e complicata girando attorno ad una profezia chiamata Oracle of Maima secondo la quale l’intero mondo svanirà in seguito ad una calamità devastante. La caratteristica più particolare di questo Persona 2 sta nel fatto che in questo capitolo i protagonisti se la dovranno vedere con demoni che provengono dal proprio “IO” interiore fatto principalmente di insicurezze, paure e tutti i propri sentimenti più oscuri e nascosti.

Grazie a quest’ultima frase possiamo vedere come il brand di Persona stia diventando a tutti gli effetti qualcosa di più di un semplice JRPG con tematiche sempre più importanti rivolte in questo caso a ciò che provano i nostri protagonisti. Tematiche (che lo ripeterò sempre) era impossibile trovare a quei tempi in giochi di questo genere; qui non vediamo il buono che grazie al potere della luce riesce a sconfiggere il malvagio, ma al contrario abbiamo qualcuno che ha problemi reali che chiunque può avere, specialmente se si parla di un adolescente. Proprio grazie a questi demoni interiori, vedremo la nascita di altre entità chiamate Shadow, che ritroveremo più avanti anche nei successivi capitoli.

Persona 2 Innocent Sin fu a conti fatti il primo capitolo a sbarcare anche dalle nostre parti non esente ovviamente di censure come spesso capita. La più famosa censura probabilmente riguarda Hitler. In occidente infatti non avrà i baffetti e verrà chiamato semplicemente Fuhrer.

Chapter 3: Our Moment

Nonostante la critica giapponese fosse entusiasta del successo di Persona, sui nostri lidi i titoli risultavano praticamente sconosciuti o quasi, fatto dovuto principalmente alle tematiche intraprese e completamente sconosciute per noi. Il 2006 però fu l’anno della svolta, uscì Persona 3. Rilasciato per PlayStation 2, si tratta a conti fatti dell’episodio che lo ha fatto conoscere al pubblico occidentale. La natura ovviamente è rimasta intatta, ma questa volta gli sviluppatori hanno deciso di virare completamente ed “eliminare” i demoni dei primi due capitoli optando però nelle Shadow, entità viste inizialmente nel capitolo precedente. Queste, come abbiamo detto precedentemente sono entità nate dalle emozioni negative dell’uomo. La forza del gioco (che d’ora in avanti verrà distinta dai classici JRPG) è la sua natura “dating sim“, tanto amata dai videogiocatori asiatici. Avremo quindi dei “confidenti”, carte dei tarocchi che aumenteranno di livello grazie al legame con determinate persone conosciute durante il corso della nostra avventura. I bonus ottenuti sono molteplici ed infatti sarà mega importante sfruttare questa peculiarità durante i nostri giorni liberi.

Grazie a tutti i suoi personaggi, che siano essi principali o secondari, caratterizzati tra l’altro in modo incredibilmente impeccabile e la sua trama sempre più contorta e complicata, Persona 3 è un vero e proprio successo planetario. Negli anni il titolo avrà una espansione (Persona 3 FES) ed un remake per la console portatile di casa Sony che ci permetterà per la prima volta di scegliere il sesso del nostro protagonista.

Tornando al gioco, come sempre impersoneremo il classico liceale giapponese trasferitosi in un’altra città che si ritrova ad un certo punto ad investigare sul mistero della Dark Hour, un orologio invisibile per i comuni mortali e percepibile solo da individui “speciali”, ovviamente per speciali si intendono tutti coloro che sono in grado di evocare un Persona. La risposta dietro a questo strano evento sembrerebbe celarsi in una strana torre chiamata Tartarus che appare soltanto durante la Dark Hour.

Il gameplay non cambia ma aggiunge una meccanica ripresa dal terzo capitolo di Shin Megami Tensei, vale a dire il guadagno di turni extra durante i combattimenti ogniqualvolta un colpo critico va a segno oppure sfruttando una debolezza specifica del nemico. Tale meccanica è diventata super iconica ed ancora oggi apprezzata dal pubblico di tutto il mondo.

Chapter 4: Dance!

Persona 4, uscito solo due anni dopo il terzo capitolo, è probabilmente l’episodio che ribadisce una volta per tutte l’ascesa della serie tra le vette dell’olimpo videoludico. Il protagonista? Ovviamente un altro studente delle superiori appena trasferito da un’altra città, come succedeva già con il precedente Persona 3. Faremo la conoscenza dei primi personaggi principali e secondari con lunghe linee di dialogo che però riescono a far immergere fin da subito il videogiocatore. Senza fare troppi spoiler anche perché ricordiamo che proprio recentemente è stato inserito nel catalogo di Steam, una sera il liceale scopre un curioso canale televisivo che compare solo a mezzanotte chiamato Midnight Channel che ha la peculiarità di mostrare in anticipo le vittime di brutali omicidi. Lui ed i suoi amici decideranno di investigare e per farlo dovranno affrontare il TV World, una dimensione parallela all’interno delle televisioni dominate dalle malvagie Shadow che abbiamo potuto conoscere nei precedenti capitoli della serie.

Visto che il titolo è uscito poco dopo Persona 3, non offre aggiunte di spessore sia sul fattore del gameplay che di quello del dating sim., ma riesce a limare tutte le imperfezioni del suo predecessore migliorandolo ulteriormente, così tanto che in Giappone riesce a diventare in poco tempo un vero e proprio fenomeno di massa con addirittura quattro spin off (senza contare manga, gadget, romanzi e spettacoli teatrali). Insomma, un successo stratosferico che sta facendo appassionare anche tutti quegli utenti che ne hanno solo sentito parlare grazie alla realese (come dicevo precedentemente) della versione Golden su Steam.

Chapter 5: I am thou, thou art I

Arriviamo a Persona 5, il capitolo che personalmente (e non solo penso) mi ha fatto scoprire e “studiare” questa incredibile saga videoludica. Il quinto capitolo della serie venne rilasciato nel 2016 in Giappone dove riscosse subito un enorme successo risultando a tutti gli effetti il titolo più redditizio di Atlus, successo dovuto anche grazie al rinvio di Final Fantasy XV, ai tempi il gioco più attesi dai giocatori nipponici. Ci volle un anno per vedere Persona 5 nel vecchio continente riuscendo definitivamente a far scoppiare la “Persona Mania” per milioni di giocatori, Traguardo assolutamente non semplice per un gioco decisamente di nicchia e così tanto ancorato alle sue radici nipponiche.

Proprio nel paragrafo iniziale ho voluto parlare direttamente della questione “maschera“, che nel quinto capitolo viene marcata in modo sicuramente più forte ma che secondo me risulta essere a tutti gli effetti il punto di riferimento di tutto il franchise. Se la figura della maschera è il punto cardine dell’intero brand allora Persona 5 è l’episodio con la E maiuscola che è riuscito a spezzare definitivamente la catena che divide giocatore nipponico con quello occidentale.

L’ultima fatica di Atlus risulta essere un simulatore di vita all’ennesima potenza incentrato principalmente sul destino di un ragazzo che per aver fatto la cosa giusta alla persona sbagliata si ritrova arrestato ingiustamente per poi essere trasferito in un’altra città. Qui faremo la conoscenza del nostro tutore Sojiro e di tutti i protagonisti che ci accompagneranno mano a mano nell’avventura, tutti ovviamente caratterizzati in modo a dir poco impeccabile. Come capitava con i capitoli precedenti anche in questo caso la meccanica dei “confidenti” sarà davvero importante. Dovremo quindi decidere come sfruttare le giornate aumentando ad esempio le nostre doti sociali grazie a varie attività oppure più semplicemente farsi dei giri per i quartieri di Tokyo come Shibuya o Shinjuku. Sottolineo la capitale giapponese perché si tratta a tutti gli effetti del primo capitolo della serie ambientato in una città reale, con scorci e luoghi che faranno venire la pelle d’oca a tutti quelli che hanno avuto la fortuna di poterli visitare dal vivo.

La trama, senza fare troppi spoiler, si basa principalmente su una sinistra App che compare inspiegabilmente sul cellulare del nostro protagonista. Si scoprirà in futuro che tale applicazione permetterà di entrare nei cuori dei criminali più pericolosi del Giappone così da invadere letteralmente la loro parte cognitiva e rubare il proprio “tesoro” così da riuscire a fargli confessare i crimini commessi. Seppur si tratta del quinto capitolo del franchise, esso risulta essere quello più “realistico” tra tutti e non solo per il suo setting. Certamente saremo dei “ladri che entrano nel cuore dei nemici” ma il titolo riesce a portarci dentro la società giapponese, una società certamente bellissima da vedere ma che al suo interno risulta essere marcia con ragazzini che vengono considerati dei reietti della società solo perché hanno risposto male ad un professore molestatore, la questione delle molestie ad esempio è marcata all’ennesima potenza e non è poi così fantasiosa dalla realtà in cui viviamo. I nostri protagonisti hanno tutti qualcosa in comune, cioè l’essere abbandonati dalla società o viverne ai margini, quella stessa società che li ha letteralmente liberati in un oceano composto principalmente di squali che si cibano dei resti delle persone più “deboli”. Insomma si tratta di uno spaccato sociale che Atlus ha potuto marcare fin troppo bene cercando di raccontare specialmente agli occidentali che cos’è veramente il Giappone.

Persona 5 quindi fa politica e non si nasconde, dietro al suo stile fumettoso da JRPG urbano si nasconde tutta la frustrazione di una generazione abbandonata a sé stessa da una classe dirigente cieca ai bisogni dei più giovani. Ad essere però inusuale è la reazione stessa dei protagonisti nei confronti di quella società che li ha ormai abbandonati. I Phantom Thieves mantengono una positività estrema per tutta la durata della storia affrontando le contraddizioni della società con una tenacia davvero invidiabile. Il titolo espone dei grossi problemi, li filtra attraverso gli occhi di alcuni teenager facendolo in maniera forse ingenua ma oggettivamente concreta, dopotutto quella di Persona 5 è politica fatta nella maniera più idealistica e onesta possibile. Politica che parte dal basso, che nasce nel cuore degli oppressi, spesso considerati semplice fastidio da chi governa il paese, considerati zecche, reietti appunto ma che risponde a tutto questo attraverso l’amore, l’amicizia e l’onestà.

Visto il suo enorme successo, lo scorso 31 marzo venne rilasciato per gli appassionati occidentali la versione Royal (uscita lo scorso ottobre in Giappone), una espansione che migliora sotto tutti i punti di vista l’esperienza di gioco aggiungendo anche personaggi inediti ed una parte extra che aggiunge tanta carne al fuoco con un finale totalmente inedito. Per la prima volta inoltre il gioco sarà tradotto completamente in italiano con un adattamento semplicemente da applausi.

Chapter Extra: Velvet Room

Uno degli elementi che accomuna tutti i capitoli di Persona è sicuramente la Velvet Room (Stanza di Velluto). Ma che cos’è questa stanza misteriosa?. All’inizio di ogni gioco il protagonista farà la conoscenza della Velvet Room nella quale dovrà stipulare un contratto. L’aspetto di questa stanza è mutabile e strettamente collegato all’anima e al destino del protagonista. In Persona 3 ad esempio si tratta di un ascensore, nel 4 invece di una Limousine mentre nel quinto capitolo un carcere. Ciò è dettato dal fatto che appunto la Velvet Room non è un posto fisico e concreto, ma è un luogo generico che si trova all’esatto centro tra il “conscio e l’inconscio”. Questa elusività da parte della Velvet Room può essere ricondotta ad un altro concetto junghiano, secondo cui il “sognare” sarebbe una particolare modalità di pensiero. Secondo Jung infatti questa modalità viene chiamata “pensiero fantastico” ed è completamente differente dal concetto concreto di pensiero indirizzato verso la realtà. Il pensiero fantastico si realizza quando termina tale pensare indirizzato e viene abbandonato il primato della parola e del procedere rigorosamente razionale ed è in questo momento che il nostro pensiero è in grado di agire liberamente, comunicando per immagini e sentimenti che ci arrivano con maggiore immediatezza, perché completamente liberi dal concetto rigido del pensiero razionale. A tal proposito Jung afferma quanto segue: “emerge una tendenza volta a creare ed a disporre ogni cosa non secondo i dettami della realtà, ma come noi forse vagheggeremmo che fosse”. Probabilmente la Velvet Room è proprio la rappresentazione di questa Fantasia del pensiero. Tale pensiero mostra sempre la verità psichica, cioè quella verità che l’individuo conosce di sé stesso, ma non è totalmente in grado di afferrare e rendere propria. Forse per questo motivo la Velvet Room assume forme sempre diverse, che in qualche modo ci rivelano qual è la vera natura del protagonista e della sua esperienza, di cui però lui è completamente inconsapevole, specialmente all’inizio.

The End?

Persona quindi non è il classico JRPG di cui però è fiero portabandiera, ma sicuramente molto di più. Se si studiano tutte queste definizioni nascoste scopriamo che gli sviluppatori vogliono farci capire che il mondo (il Giappone in questo caso) è una grossa maschera, una maschera difficile da togliere. In tutto questo marciume però ci sono degli “eroi” che ci fanno da guida tenendoci per mano mostrandoci com’è realmente il mondo sottolineando ogni volta che l’amore e l’amicizia vincono sempre contro il male. Anche se sembra quindi una questione totalmente impossibile e/o banale, sono letteralmente le uniche armi che ognuno di noi possiede.

Ovviamente se siete quel tipo di persona che non hanno mai avuto particolare interesse sul Giappone e sulla sua cultura moderna lasciate tranquillamente perdere, se invece il brand vi ha sempre incuriosito buttatevi a capofitto, ne rimarrete sicuramente estasiati.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...