Ho giocato a Final Fantasy IX ed è stato surreale.

Ormai diversi mesi fa, prima che lo stato di pandemia globale ci obbligasse tutti a rimanere chiusi in casa, come ogni normalissimo studente, passavo la maggior parte delle mie giornate all’università. Spesso, io e i miei amici passavamo il poco tempo libero tra una lezione e l’altra a parlare delle nostre abitudini più nerd. Tra la creazione di alter ego fuori di testa creati appositamente per campagne D&D mai iniziate ed eterni elogi a Will Ospreay come uno dei migliori performer nell’attuale panorama wrestling mondiale, abbiamo anche ripetutamente parlato di videogiochi. E, se parli di videogiochi, c’è un argomento che inevitabilmente finirai per affrontare: Final Fantasy. Dibattiti tanto lunghi quanto inutili su come il proprio capitolo preferito fosse il migliore di tutti, a cui io non partecipavo per via del fatto che ne ho giocati pochi in vita mia.

Tra di loro c’era anche Riccardo, accanito sostenitore della bandiera Final Fantasy IX. Tra me e Riccardo c’era uno scherzo particolare: io gli raccontavo di Devil May Cry, saga a cui sono particolarmente affezionato, e lui mi raccontava di Final Fantasy IX, senza che nessuno di noi due fosse effettivamente interessato al gioco dell’altro. Questa cosa si è protratta avanti finché, lo scorso Natale, non ci siamo regalati reciprocamente una copia della Devil May Cry HD Collection e una di Final Fantasy IX. A questo punto ero obbligato a provarlo almeno.

Una noia mortale.

C’è da dire innanzitutto che molti dei vecchi Final Fantasy a primo impatto non mi fanno mai impazzire. A lungo andare trovo personalmente molto noioso il sistema di incontri casuale, soprattutto se abbinato ad un sistema di combattimento caratterizzato dai turni o da una barra ATB. Credo sia perché spezzano fin troppo il ritmo per i miei gusti, e ciò provoca un conseguente drastico calo della mia attenzione. Final Fantasy IX, ovviamente, non fa eccezione in tutto ciò.

Unendo questi elementi ad una progressione dei vari personaggi non ben gestita dal sottoscritto (man mano che avanzavo alcuni personaggi diventavano potentissimi mentre altri assumevano sempre di più l’utilità pari a quella di un fermacarte) e alla difficoltà quasi ridicola che il gioco assumeva in alcune zone, ho finito molto velocemente con il provare un profondo sentimento di rabbia nei confronti di Final Fantasy IX. “Come faccio a sapere prima quali abilità devo sviluppare per far diventare forte il mio personaggio senza una guida? Come faccio a sapere prima il trucchetto per battere quel dannato boss che non riesco a sconfiggere perché fa un danno altissimo a tutta la mia squadra? Perché se solo oso prendere quella strada secondaria o entrare in quella zona incontro mostri potentissimi che mi impediscono di avanzare?”

Questo è Ghizamaluk, uno dei primi boss di FFIX. Se non fosse per i consigli di Riccardo, sarei ancora lì.

La conclusione di molti, con tutta probabilità, sarà “git gud” oppure “sei scarso”. E in effetti sarebbero risposte giustissime, in quanto in alcuni videogiochi sono effettivamente scarso, soprattutto quando si tratta di questo genere. Fatto sta che, quando una sfida in un videogioco diventa troppo impegnativa per i miei standard, un po’ perdo la voglia di affrontarla. Ciononostante, con questo gioco è andata diversamente, in questo caso sono riuscito ad arrivare fino in fondo alla campagna. Perché infliggersi una tale pena? “Ti era già successo con Final Fantasy X, hai deciso di abbandonarlo proprio perché era diventato esasperante. Allora perché con questo no?”  Probabilmente perché, a modo mio, mi ero anch’io innamorato di Final Fantasy IX.

Un’epopea meravigliosa.

L’atmosfera che si respira nel mondo di Final Fantasy IX è stata uno dei primi elementi a rapirmi totalmente. Partendo dallo stile grafico, molto esagerato nelle forme (sia dei paesaggi sia, soprattutto, dei personaggi) e vivido nei colori, e arrivando fino ai dialoghi tra i personaggi, resi in Italiano tramite l’utilizzo di vari accenti e dialetti regionali, l’aria poco seriosa e quasi scanzonata che si respira in questo capitolo è risultata davvero gradita, almeno dal mio punto di vista.

Questo invece è Quina, uno dei personaggi più fuori luogo ma al contempo divertente di tutta l’avventura.

Ciò però che veramente ti trascina fino alla fine sono personaggi e storia. Tutti i personaggi che il giocatore incontra in game vengono caratterizzati in maniera precisa, ognuno con il proprio background e il proprio obbiettivo, in modo che tutti siano facilmente distinguibili, sia per aspetto sia per carattere, gli uni dagli altri. Tutti quanti però, durante lo svolgimento della trama, sono soggetti ad una trasformazione e di conseguenza a una crescita personale. Basti pensare Vivi e alle terribili origini del suo popolo, o a Garnet e alla pesante eredità che deve portarsi sulle spalle, o anche a personaggi del tutto secondari come Amarant, che da lupo solitario scopre l’importanza di avere intorno a sé delle persone di cui fidarsi. Per quanto riguarda la trama invece, ci troviamo davanti alla tradizione tipica di diversi Final Fantasy, secondo cui si parte da situazione molto piccola e circoscritta, come il rapimento di una principessa da parte di una banda di mercenari, e man mano che si avanza nella narrazione, si raggiungono situazioni estremamente più ampie ed epiche, come per esempio la salvezza del mondo. In Final Fantasy IX questa evoluzione viene resa in maniera coerente, con un ritmo della narrazione che mi ha personalmente tenuto incollato allo schermo dall’inizio alla fine.

In conclusione, ho deciso di raccontare questa mia personale avventura perché credo sia la prima volta che mi sia capitato di vivere un gioco in questo modo: da una parte un’esperienza estremamente faticosa e in certi momenti anche frustrante, ma che non avrei abbandonato per niente al mondo. Ora mi trovo bloccato al boss finale, è troppo difficile da battere. Un giorno ce la farò, non so bene quando ma ci riuscirò. E dopo averlo finito, dopo aver provato una delle più grandi soddisfazioni in tutta la mia carriera videoludica, lo mollerò lì e non lo avvierò mai più. Credo però che una tale esperienza sarà difficile da dimenticare, in tutte le sue sfaccettature.

Già che ci sono, ringrazio Riccardo per avermi dato la possibilità di scoprire un’opera indimenticabile e per i suoi numerosi interventi che mi hanno aiutato a completarla.

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