Birds of Prey | Recensione

Era il lontano 2016 quando nelle sale di tutto il mondo veniva proiettato Suicide Squad ed era sempre il lontano 2016 quando, per fortuna, ce lo siamo tutti dimenticato. Pochi mesi dopo la damnatio memoriae la DC annuncia però di voler produrre uno spin-off basato sul personaggio di Harley Quinn affidando alla stessa Margot Robbie la produzione della pellicola. Passano gli anni e e il progetto prende forma. La fantasmagorica rinascita di Harley Quinn viene quindi affidata a Christina Hodson (sceneggiatura) e Cathy Yan (regia) e oggi, giorno in cui sto scrivendo questa recensione, Birds of Prey e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn è finalmente arrivato nelle nostre sale.

Harley Quinn è un personaggio eccentrico e sopra le righe che vive in una Gotham plasmata sulla e dalla sua personalità. Harley Quinn è un cuore pulsante composto da glitter, esplosivi, sangue, cereali e cartoni animati trasmessi su vecchi televisori. Harley Quinn è una narratrice onnisciente che si dimentica pezzi del racconto per strada, che scombina le linee temporali e che, seppur non ci sia data conferma, piega la realtà dei fatti alla sua più vivida fantasia. E se ti trovi una protagonista così ciò che devi fare e scrivere un film che ne tenga conto e lo elevi a suo punto di forza e sua marca stilistica. Proprio per queste ragioni Birds of Prey è un film incredibilmente divertente e sorprendentemente inaspettato. Un racconto semplice e lineare viene quindi narrato intrecciando confondendo le carte in tavola a più riprese, spostandoci avanti e indietro nel tempo e facendoci saltare qua e là tra devastanti sbornie e vecchie faide mafiose. Tutto ciò porta lo spettatore a immergersi per 108 minuti in una storia sghemba quanto divertente, semplice quanto funzionale e funzionante.

Storia che riesce ad amalgamare saggiamente le sue protagoniste donando a ciascuna di esse il tempo necessario per tratteggiarne al meglio le caratteristiche. Il film, attingendo a piene mani da un modello decisamente tarantiniano, segue le realtà delle cinque protagoniste portando all’eccesso le contraddizioni e gli elementi grotteschi delle loro vite. Con Black Canary (Jurnee Smollett-Bell) vedremo come funziona la vita della cantante preferita di un boss della mala, Cacciatrice (Mary Elizabeth Winstead) ci darà un assaggio di una vita votata alla vendetta e Renee Montoya (Rosie Perez) ci ricorderà quanto possa essere pericoloso uno sbirro anni ’80 congedato contro la sua volontà. Con sagacia e una buona dose di eccessività verremo trasportati in questi folli microcosmi per assistere alle disgrazie che la sceneggiatrice ha in serbo per loro. Il risultato, come detto, è quello di una storia semplice ma narrata con uno stile preciso e riconoscibile che gioca con generi differenti mescolandoli nel calderone pop che sono i cinecomics.

Grande moda degli ultimi anni sembra quella di preoccuparsi solo del cosa e non del come. Mi spiego meglio, non basta raccontare una bella storia con dei buoni personaggi per fare un bel film, devi girarlo, fotografarlo e montarlo per bene, cosa che in casa Marvel sembra se la stiano dimenticando nell’ultimo periodo. Birds of Prey invece no, si ricorda che forma e sostanza devono coesistere e trasla sul piano visivo il boschetto della fantasia di Harley Quinn. Il montaggio, coadiuvato dai salti temporali e dalla confusione della narratrice, è costruito su ottime e furbe intuizioni di stacco e alternando ottimamente il piano della realtà effettiva col piano della realtà di Harley Quinn dona al film un ritmo incalzante e spesso imprevedibile. La fotografia dal canto suo valorizza perfettamente le differenti sfumature della città di Gotham e le numerose location dove si svolge la narrazione. Scorci solari si alternano a cupi luna park, locali notturni malavitosi infestati da luci e neon si alternano a decadenti appartamenti. Inutile dire come ogni singola entrata in scena di Harley farà impazzire la gamma cromatica inserendo un elemento si’ fuori contesto ma proprio per queste ragioni perfettamente contestualizzato.

L’arduo compito di amalgamare tutto ciò spetta alla regia, la quale riesce egregiamente nell’impresa. Movimenti di macchina fluidi alternati a buone sequenze con macchina a mano portano l’occhio dello spettatore a seguire con interesse e curiosità i movimenti e le vite delle nostre eroine. La regista ha un’occhio di riguardo nell’inquadrare questo manipolo di donne dandoci una versione sia elegante sia erotica delle stesse. Cathy Yan sembra trovarsi a suo agio nel descriverci visivamente gli esagerati costumi e le strambe movenze delle protagoniste e il risultato e una regia sicura, ben riuscita e costellata da intuizioni giocose e divertenti. Per quanto concerne le scene d’azione le coreografie non sono particolarmente ricercate ma un buon montaggio, un ottimo ritmo e un saggio uso dei rallentamenti danno spessore e compattezza alla componente action. Il quadro si completa grazie a degli effetti visivi impeccabili e utilizzati con parsimonia. In conclusione si può quindi facilmente affermare che il lavoro svolto su Birds of Prey sia qualitativamente alto, ben caratterizzato e dotato di unicità.

Avendo ormai svelato tutte le carte della mia mano è inutile continuare a fingere un approccio distaccato, ho adorato Birds of Prey. Il lavoro svolto sul franchise e sul personaggio è impeccabile e ci ha permesso di assistere finalmente a un cinecomic originale e pregno di buone idee. La voglia della Robbie di rivalutare un personaggio uscito scottato dal fallimento di Suicide Squad ha portato a confezionare un prodotto che punta sulla qualità per conquistare lo spettatore. Già dalla prima visione appare evidente la voglia di allontanarsi dalla produzione ormai serializzata della concorrenza e dal gravoso peso che è la necessità di un universo condiviso DC. Birds of Prey proponendosi come stand alone può e riesce a condensare con una formula nuova e tutta sua lo spirito più maturo delle produzioni DC e la necessità di intercettare un pubblico giovane. Il film non è infatti per nulla edulcorato e i villain, magistralmente interpretati da Ewan McGregor e Chris Messina, si prodigano in sventramenti e scuoiamenti. Allo stesso tempo però è pieno di ammiccamenti al pubblico più giovane e un umorismo decodificabile fa ogni fascia d’età.

In conclusione si può quindi affermare che la voglia di fare un cinefumetto si sia sposata perfettamente con la voglia di fare un film di genere puro per raccontare storie che affondano le radici nel genere puro. Si parla di malavita, vendetta e indagini al limite del legale inserendole nel popolare genere degli adattamenti cinematografici e veicolandole attraverso personaggi pop estremamente noti come Harley Quinn. Qua però non ci si vuole limitare a trasporre un’idea altrui ma si cerca di infarcirla con una visione registica e narrativa precisa e interessante. Ed è proprio questa la più grande e importante conquista di Birds of Prey, offrire allo spettatore un film di intrattenimento passando per l’alta tradizione del film di genere. Il genere a un cinecomic non è dato esclusivamente dal fatto di essere un cinecomic esso stesso ma dalla natura della storia che racconti attraverso quella cornice. Tenendo conto di tutto ciò si può quindi affermare che si’, Birds of Prey è proprio la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn.

VOTO: 8

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