Silent Hill- Origini di una saga perduta…o forse no

“Correva l’anno millenovecento- ambarabà- nove, dovevamo dire ambarabà perchè il Kaiser ci aveva derubato della parola “novanta”, con questa semi citazione di Nonno Simpson mi rendo conto che il tempo passa, la gente invecchia, il cambiamento climatico è palpabile e Silent Hill compie 20 anni; venti anni di paura, emozioni e riflessioni, le stesse che ho provato quando ho letto che il dominio del sito internet del gioco è in vendita e che la stessa Konami non è più interessata alla saga Horror per eccellenza e che forse (e ci sperano un po’ tutti) sia in trattative con lo stesso Hideo Kojima per un nuovo capitolo. Una notizia bomba che apre uno spiraglio di speranza da parte degli utenti. Ripercorriamo assieme quindi questa strepitosa saga videoludica dalla nascita fino alla sua morte…e forse rinascita.

“Have you seen a little girl?”

Il primo capitolo fu presentato all’E3 del 1998 da Konami e sviluppato dal Team Silent in un anno particolarmente d’oro dell’era PlayStation. Silent Hill fu accolto molto positivamente da parte del pubblico, Il Trailer era incredibile ci mostrava semplicemente il protagonista ed i vari personaggi secondari, nessuna parola, solo una canzone straziante e malinconica in sottofondo suonata da un mandolino che ti entrava letteralmente nel cervello. La gente sapeva che si trattava di qualcosa di mai visto prima, solo Resident Evil nel 1996 era riuscito a trasmettere queste emozioni. Parlando della trama vera e propria, impersoneremo Harry Mason un padre di famiglia rimasto vedovo che durante un viaggio verso Silent Hill con sua figlia perde il controllo della sua auto a causa di una bambina ferma in mezzo alla strada, al suo risveglio si ritrova completamente da solo. Parte così un viaggio disperato di un uomo alla ricerca della sua bambina perduta chissà dove. La ricerca però sarà l’inizio di un incubo, l’inizio di un viaggio all’interno di una città “disabitata” con una fitta nebbia nella quale il nostro protagonista farà la conoscenza di una setta chiamata “L’Ordine“. L’Ordine adora le divinità dell’oltremondo una delle dimensioni alternative della stessa città maledetta.

Capiamo subito che Silent Hill non è il classico video-game horror copia e incolla ma tutt’altro, qualcosa di più introspettivo, di più pauroso, di più “vero”. Nel nostro cammino incontreremo svariati personaggi ognuno caratterizzato in modo impeccabile, tutti finiti in questa città maledetta. Inutile nascondere che il Team Silent abbia preso spunto dai romanzi di Stephen King e da Twin Peaks ma non tutti sanno che la scuola della città fa riferimento ad un film particolare: Un poliziotto Alle Elementari con Arnold Schwarzenegger. Inoltre la famosa nebbia che ci assale durante l’intero viaggio è una semplice escamotage per nascondere i caricamenti in game, un lavoro estremamente azzeccato. Quindi se da una parte abbiamo dei seri riferimenti a film e libri, dall’altra scopriamo che gli sviluppatori hanno usato stratagemmi e tecniche di lavorazione mai viste prima che verranno tramandate con il passare del tempo anche in futuro per altri videogiochi.

“In my restless dream I see that town…”

Dopo tre anni dal successo del primo esce il secondo capitolo della saga per la nuova console di casa Sony. Silent Hill 2 è un pezzo d’epoca, uno di quei videogiochi che ti entra in scivolata sulle caviglie per la sua narrativa, le sue musiche composte in modo maestoso da Akira Yamaoka ed i suoi personaggi. Menzione d’onore va infatti al nemico per eccellenza: Pyramid Head, creatura dell’oltremondo la cui identità verrà rivelata man mano che si va avanti.

Ennesimo viaggio verso la città dove vestiremo i panni di James Sunderland, un uomo rimasto vedovo da poco il quale riceve una lettera da parte della sua defunta moglie che gli chiede di recarsi a Silent Hill. Ovviamente il nostro protagonista spiazzato da tutto ciò parte per la città, non sapendo cosa gli aspetterà da lì a poco. In questo capitolo il Team Silent decide di cambiare completamente rotta, improntando la paura più su di un aspetto mentale. James si ritroverà a combattere contro il suo IO interiore, la realtà viene quindi plasmata da lui stesso forse rompendo per la prima volta una parete tra video-giocatore e gioco. Avremo davanti delle tematiche importanti come l’abuso (specialmente carnale), il suicidio e la depressione; argomenti molto forti nel nuovo millennio e quasi mai trattati nel campo videoludico. Senza fare troppi spoiler il finale è sporco, pesante, che fa riflettere, un racconto sulla psiche umana fatta di paura ed ansia, i mostri stessi sono volgari e raccapriccianti, sfido chiunque a non essere rimasto impassibile alla vista di tutto questo. Silent Hill 2 non è un classico passatempo ma qualcosa di più, fa riflettere e deve essere finito più volte per essere appreso appieno.

“Happy Birthday dear…oh I forgot your Name…”

Il successo del lavoro del Team Silent superò le aspettative dei giocatori e di Konami stessa, si rese conto di avere tra le mani qualcosa di incredibile. Il secondo capitolo era perfetto, questa fu croce e delizia per la casa nipponica, in quanto non si riuscì più a raggiungere gli standard qualitativi del due. Ora, non voglio dire che Silent Hill 3 sia un brutto episodio, ma d’ora in avanti il brand cominciò ad inciampare più e più volte, anche con il tanto amato capitolo in questione.

Silent Hill 3 uscito per PlayStation 2 nel 2003 è il seguito ufficiale del primo capitolo. Qui impersoneremo Heater figlia di Harry che dovrà vedersela con gli incubi del suo passato. Il gioco rimane un altro capolavoro sfornato dal team ma che manca comunque di quel mordente che aveva il precedente episodio soprattutto per una longevità davvero scarsa. La ragazza probabilmente rimane una delle eroine più realistiche mai uscite in quegli anni, un vero e proprio specchio della città e del mondo che ci circonda: indifesa, completamente da sola contro un’entità misteriosa rimane uno dei personaggi più riusciti dell’intera saga. Nota di merito va soprattutto agli enigmi incredibilmente impegnativi specialmente a livelli di difficoltà più avanzati, pieni di riferimenti e chicche del mondo letterario. A conti fatti questo doveva essere l’ultimo capitolo della saga ma, per andare incontro alle esigenze del pubblico occidentale, il Team decise di cavalcare l’onda e proseguire con un gioco totalmente nuovo.

“Don’t go out!”

Nato inizialmente con il nome di “Room 302”, Silent Hill 4 The Room uscì nel 2004 sempre per PlayStation 2 appena un anno dopo il suo predecessore. Il Team Silent decide di cambiare tutto, creare qualcosa di completamente nuovo spezzando l’idea del gioco base. Questo episodio infatti si traduce in una esperienza completamente diversa ed infatti è quello che ha avuto più cambiamenti dell’intera saga. Il prodotto risulta però raffazzonato e debole, forse a causa del poco tempo di sviluppo, alla semplicità degli enigmi e ad un eccessivo cambio di rotta riguardante il combat system, veramente semplificato fino all’osso e mai emozionante.

Henry Townshend è un giovane patito di fotografia che si è appena trasferito nell’appartamento 302. Sembrerebbe andare tutto bene fino a quando non si scopre che il nostro protagonista ogni notte è afflitto dallo stesso identico incubo, inoltre la porta della sua stanza è serrata da diverse catene e su di essa la scritta “don’t go out!” (non uscire). L’unico modo per uscire è attraverso un buco dello stesso appartamento, ma al di fuori il mondo non è come se lo immaginava… Qui troviamo la prima delle tante rivoluzioni del gameplay: quando saremo nella nostra stanza la visuale passerà in prima persona, utile per controllare ogni singolo angolo della stessa stanza, al di fuori passerà invece in terza. Molti fan ritengono quasi tutte le scelte effettuate dal team di sviluppo poco furbe accusando lo stesso gioco di non essere un vero Silent Hill. Secondo me questo quarto capitolo rievoca le classiche tematiche horror dei predecessori mantenendo quell’atmosfera cupa ed inquietante, la visuale in prima persona infatti è una bella chicca che vi farà saltare più volte dalla sedia con alcuni colpi di scena degni di nota e l’aggiunta di mostri (passatemi il termine) “mindfuck“. In sintesi questo episodio rimane per me sottovalutato dalla critica e dai fan della serie, con un personaggio forse leggermente sottotono ma con certi momenti veramente di altissimo livello ed una storia ben scritta.

“I’m taking the shortcut past Silent Hill”

2007, dopo ben tre anni esce il nuovo capitolo: Silent Hill: Origins o Silent Hill zero per Psp e successivamente su PlayStation2. Si tratta a conti fatti di un prequel della saga a cui sono particolarmente affezionato; ho tanti bei ricordi di questo episodio e potrebbe trattarsi di quello che mi ha fatto avvicinare ed innamorare di questa saga. Ambientato nel 1976 vestiremo i panni di Travis Grady un camionista con un passato difficile il quale si ritroverà per caso a salvare una bambina da un incendio (la stessa ragazzina del primo capitolo), finalmente dopo diversi anni avremo tra le mani un capitolo che ha fatto parlare di se; una boccata d’aria fresca per i fan e per gli amanti dei survival horror che purtroppo inciampa sull’eccessivo uso di quick time event (meccanica che andava davvero troppo di moda a quei tempi). Il titolo inoltre in questo caso fu sviluppato dalla Climax Studio, Konami infatti decise di rinnovare il brand con l’intenzione di affidarlo ad un team occidentale per cercare di accaparrarsi quella fetta di pubblico che gli mancava. Il creatore precedente della saga e parte del suo staff si unì al SCE Japan Studio (Il team interno Sony) dove sviluppò successivamente Siren, altro capolavoro di questo genere, mentre altri entrarono nel team fondato da Hideo Kojima.

Welcome to…

Con l’arrivo della settima generazione iniziarono i veri problemi del franchise. Annunciato inizialmente all’E3 del 2007 con il nome di Silent Hill V, Homecoming è il primissimo vero passo falso. Il gioco segue il viaggio di Alex Sheperd un soldato di ritorno dalla guerra alla ricerca del fratello scomparso. Qui, oltre alla storia già percepita ed abbastanza banale, si notano dei problemi tecnici evidenti ed un gameplay incentrato più sull’azione che sulla paura stessa. Ci saranno infatti pochissimi momenti Horror, e quei pochi risulteranno veramente scontati e sottotono.

Dopo la deludente prova su PS3 ed Xbox360 serviva un altro cambio di rotta. Nel 2010 uscì per PSP, PlayStation 2 e per la primissima volta anche sulla console di casa Nintendo, l’ottimo e sottovalutato capitolo: Shattered Memories. Un episodio a dir poco geniale che narra gli eventi del primissimo gioco rivisitandoli dalla prospettiva del protagonista (Harry) nel raccontarli al suo psicoanalista. Oltre alla storia appunto “frammentata” avremo un Gameplay completamente rinnovato: telecamera fissa dietro al protagonista, senza armi o oggetti particolari; non potremmo combattere contro i mostri ma solo scappare o nasconderci da essi. L’ambiente dell’oltremondo scuro, sporco ed invecchiato lascia il posto ad uno letteralmente ghiacciato, una novità non da poco nei canoni del brand che purtroppo viene proposta solo in questo incredibile ed imperdibile capitolo tanto che venne classificato come uno dei migliori titoli usciti sulla console portatile di casa Sony.

Marzo 2012, causa di uno sviluppo travagliato da continui rinvii esce per Ps3 ed Xbox360 l’ultimo capitolo della serie: Downpour. La storia ci vede nei panni del carcerato Murphy Pendleton che riesce a scappare grazie ad un fortunoso (mica tanto) incidente d’auto imbattendosi nella nostra amata cittadina. Ci ritroveremo finalmente davanti alle atmosfere dark che ci hanno accompagnati nei vecchi capitoli e ad un riavvicinamento alle meccaniche di survival horror, per questi ed altri fattori il pubblico si divise in due parti: chi apprezzò particolarmente il titolo e chi lo accusò di una riuscita generale non all’altezza del nome di Silent Hill specialmente riguardante i grossi problemi tecnici svolti dal team di sviluppo Vatra Games. A tutto questo va aggiunto anche l’assenza dello storico compositore della serie, rimpiazzato con Daniel Licht che, tutto sommato, fece un buon lavoro.

…Silent Hills?

Sono anni travagliati, nessuna notizia ufficiale su nuovi capitoli di Silent Hill. Il pubblico cominciò a pensare che il brand fosse morto, del resto quando qualcosa inizia deve inevitabilmente finire. Passarono due anni e dal nulla uscì sugli Store delle nuove console di ottava generazioni una Demo giocabile dopo l’evento di Colonia dal nome P.T. (Playable Teaser) ideata da Hideo Kojima. Inizialmente si pensava che il suddetto teaser fosse un lavoro Horror sviluppato dal creatore di Metal Gear, ma fu molto di più, se si riusciva a terminare la demo (ed era veramente una grande sfida) ci si presentava davanti Norman Reedus che usciva da questa casa con la scritta “Silent Hills”. Il pubblico impazzì letteralmente, soprattutto per il fatto che Kojima stava lavorando assieme a gente del calibro di Gulliermo Del Toro e Junji Hito. Pochi anni dopo come un pugno nello stomaco causa diverbi interni creatisi principalmente per la (mal)uscita dell’ultimo Metal Gear Solid tra Kojima e Konami fu cancellato. Agli appassionati non rimase che il solo rammarico per questa occasione completamente sprecata.

Sono passati ben 4 anni, quattro anni di amarezza e dispiacere. Improvvisamente pochi giorni fa fu pubblicata una incredibile notizia. Konami stessa sarebbe in trattative con Hideo Kojima per un nuovo Silent Hill, cosa che sembrerebbe veritiera visto che come ho detto precedentemente il dominio del sito è ancora in vendita. Vero o falso solo il tempo ce lo dirà, però questa rimane una notizia di speranza e gioia verso milioni di videogiocatori, speranza verso un brand che ha fatto la storia dei survival horror e non solo. Invito tutti a recuperare questa saga, e chi lo sa, magari in futuro ci imbatteremo davanti alla vera rinascita di Silent Hill(s).

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